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Tirare fino a segnare o segnare fino a non sbagliare mai?

Nadia Tavares, Laureata in Psicologia, Coach certificata, ex giocatrice di basket della nazionale portoghese.  Tratto dal blog DreamAchieve.

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Nell’anno trascorso presso il Centro de Alto Rendimento di Jamor, il mio allenatore era Zè Leite, da noi affettuosamente soprannominato Zio Milk (chissà se lui scoprirà solo ora questo…)

Zè era una persona stimolante dalla quale ho imparato molto riguardo al giusto atteggiamento da tenere, in campo e fuori.

Ho tanti ricordi positivi ma penso che questo sia uno dei Top 5.

Un giorno, in allenamento, stavamo disputando gli ultimi minuti di partita. Avevo aperto una linea di passaggio e ricevuto palla sull’esterno, a sinistra. Ero ad un metro e mezzo dalla linea del tiro da tre perciò non avevo neanche guardato il canestro, avevo controllato palla ed ero in attesa di un movimento per poterla passare.

Zè interrompe la partita e mi obbliga a tirare da quella posizione. Io, esitante, non ho altra scelta…Primo tiro…non arrivo al cerchio….Secondo tiro, sfioro il cerchio…velocemente effettuo un terzo tiro che sbatte sul cerchio e torna indietro, quarto tiro, idem…al quinto tiro la palla rotola sul cerchio ed esce. Ahhhh!

Un respiro profondo e poi tiro per la sesta volta….Pimba (Centro)! Le mie compagne ad applaudire!

La palla torna nelle mie mani ed io automaticamente passo alla mia compagna vicina per riprendere il gioco. Zè ferma di nuovo, mi guarda e mi gela l’anima con queste parole: “Come potrai mai essere una tiratrice se adesso che hai segnato smetti? Ora che hai segnato, continua! Migliora! Perfeziona!

Silenzio….

Ho tirato tante più volte, ho segnato anche da più lontano che da quella distanza ridicola. Evidentemente dovevamo continuare a lavorare.

Non è quando centriamo che dobbiamo fermarci, non è mai il momento di smettere!

Tirare fino a segnare dimostra che siamo in grado di farcela. Ma tirare fino a non sbagliare mai è la prova che possiamo staccare.

Il segreto è quello di lavorare per raggiungere la perfezione, con la piena consapevolezza che non saremo mai perfetti.

nadiatavares

P.S. La foto non è di quel momento ma di alcuni mesi dopo, tanti allenamenti dopo. Sto tirando da quella ridicola distanza. Dettaglio: in sospensione….

L’ARTICOLO ORIGINALE

 

Presunzione o Consapevolezza dei propri mezzi?

Paul Pogba, Corriere dello sport – Stadio, 10-06-2016

pogba

Un’analisi superficiale dell’intervista di Pogba porterebbe facilmente a pensare che siamo in presenza di un calciatore presuntuoso. Ma è realmente così? Il Mental Coach Moreno Marchesini dà a Genius Coach una chiave di lettura diversa, incentrata su principi di comunicazione ed allenamento mentale.

“Pogba sa chi vuole essere, ha una visione del giocatore che sarà e lo comunica in questa intervista, prima di tutto a sé stesso.  Avendo ben chiara dentro di sé questa immagine, il giocatore è in grado di mettere in atto tutte le strategie che servono per raggiungere quell’obiettivo. Ben diverso sarebbe stato se lui avesse detto di sentirsi già il numero uno, di ritenersi superiore agli altri. Non possiamo quindi parlare di presunzione; parliamo di alta autostima, non sentirsi inferiore a nessuno permette di lavorare ogni giorno per diventare il numero uno!

So chi sono, so chi voglio diventare e so cosa serve per arrivare ad esserlo. La presunzione è un’altra cosa.  Alta autostima, indispensabile a chiunque nel proprio mestiere, per arrivare a raggiungere il modello desiderato. Pogba punta a Pelè e a Maradona perché ha forte consapevolezza dei propri mezzi;  quanto di buono ha già realizzato lo rende sempre orgoglioso ma lui si propone di essere ancora più forte in futuro.

Pogba parla da leader, ha una mission in testa, un obiettivo chiaro e sa cosa serve per raggiungerlo: lavorare ancora più duro degli altri, dedicare tempo aggiuntivo all’allenamento, tentare la giocata più difficile sapendo che gli ostacoli, una volta superati, lo renderanno un calciatore più forte. Dichiarare quello che vogliamo è fondamentale, è il primo pilastro per costruire la nostra identità.”