Archivio dell'autore: geniuscoach2016

Tirare fino a segnare o segnare fino a non sbagliare mai?

Nadia Tavares, Laureata in Psicologia, Coach certificata, ex giocatrice di basket della nazionale portoghese.  Tratto dal blog DreamAchieve.

Print

Nell’anno trascorso presso il Centro de Alto Rendimento di Jamor, il mio allenatore era Zè Leite, da noi affettuosamente soprannominato Zio Milk (chissà se lui scoprirà solo ora questo…)

Zè era una persona stimolante dalla quale ho imparato molto riguardo al giusto atteggiamento da tenere, in campo e fuori.

Ho tanti ricordi positivi ma penso che questo sia uno dei Top 5.

Un giorno, in allenamento, stavamo disputando gli ultimi minuti di partita. Avevo aperto una linea di passaggio e ricevuto palla sull’esterno, a sinistra. Ero ad un metro e mezzo dalla linea del tiro da tre perciò non avevo neanche guardato il canestro, avevo controllato palla ed ero in attesa di un movimento per poterla passare.

Zè interrompe la partita e mi obbliga a tirare da quella posizione. Io, esitante, non ho altra scelta…Primo tiro…non arrivo al cerchio….Secondo tiro, sfioro il cerchio…velocemente effettuo un terzo tiro che sbatte sul cerchio e torna indietro, quarto tiro, idem…al quinto tiro la palla rotola sul cerchio ed esce. Ahhhh!

Un respiro profondo e poi tiro per la sesta volta….Pimba (Centro)! Le mie compagne ad applaudire!

La palla torna nelle mie mani ed io automaticamente passo alla mia compagna vicina per riprendere il gioco. Zè ferma di nuovo, mi guarda e mi gela l’anima con queste parole: “Come potrai mai essere una tiratrice se adesso che hai segnato smetti? Ora che hai segnato, continua! Migliora! Perfeziona!

Silenzio….

Ho tirato tante più volte, ho segnato anche da più lontano che da quella distanza ridicola. Evidentemente dovevamo continuare a lavorare.

Non è quando centriamo che dobbiamo fermarci, non è mai il momento di smettere!

Tirare fino a segnare dimostra che siamo in grado di farcela. Ma tirare fino a non sbagliare mai è la prova che possiamo staccare.

Il segreto è quello di lavorare per raggiungere la perfezione, con la piena consapevolezza che non saremo mai perfetti.

nadiatavares

P.S. La foto non è di quel momento ma di alcuni mesi dopo, tanti allenamenti dopo. Sto tirando da quella ridicola distanza. Dettaglio: in sospensione….

L’ARTICOLO ORIGINALE

 

Carpi-Maceratese 3-2

Coppa Italia Secondo turno, Carpi contro Maceratese.

Mister Fabrizio Castori schiera il Carpi con modulo 4-4-1-1

                             Colombi

Letizia   Romagnoli   Blanchard   Gagliolo

Pasciuti     Sabbione  Fedele      Di Gaudio

                          Catellani

                              Comi

Mister Federico Giunti sceglie il modulo 4-3-1-2 per la Maceratese

                               Forte

Franchini   Marchetti   Gattari   Broli

      Malaccari  Quadri  De Grazia

                          Turchetta

            Colombi                 Kouko

Il Carpi, pur presentando cinque nuovi acquisti, conferma l’impostazione tattica degli ultimi due anni: poca costruzione dal basso e ricerca della profondità attaccata dalle punte e dai centrocampisti esterni. La Maceratese al contrario inizia la partita ricercando il gioco palla a terra fin dal portiere. Il mediano basso Quadri si abbassa tra i due difensori centrali per creare un’iniziale superiorità numerica. Sul lato sinistro la squadra di Giunti è pericolosa grazie alle iniziative di Kouko e soprattutto De Grazia, supportati dagli inserimenti del terzino Broli. Nonostante la differenza di categoria, la squadra in trasferta gioca alla pari anche se al 10′ un errore del portiere porta alla concessione del rigore che Catellani trasforma, Carpi avanti 1-0. Il gol subito toglie sicurezza ai giocatori della Maceratese che rinunciano in più occasioni alla costruzione iniziale privilegiando il lancio lungo. Inoltre l’allineamento di Turchetta sulla linea degli attaccanti facilita il compito alla linea difensiva avversaria. Il Carpi tiene alto il ritmo e si rende pericoloso con la soluzione del lancio sugli esterni, in particolare è Blanchard a cercare Di Gaudio e Pasciuti. Al 28′ è però il talentuoso Turchetta a sfiorare il pari con un tiro a girare sul secondo palo. Al 35′ il Carpi raddoppia grazie ad una sfortunata autorete di Marchetti. Primo tempo che termina sul 2-0.

Nel secondo tempo la Maceratese si ripresenta in campo con un 4-3-3, De Grazia si allarga sul lato sinistro, Kouko attaccante esterno destro e Colombi è la punta centrale. Castori effettua una modifica a centrocampo, invertendo i due centrocampisti centrali Fedele e Sabbione. Al 47′ Catellani scatta sul filo del fuorigioco e segna il 3-0. Catellani ha poi altre due occasioni per il quarto gol. La partita sembra chiusa…

Al 66′ Giunti effettua la prima sostituzione: Palmieri attaccante esterno destro sostituisce Colombi, Kouko diventa la punta centrale. Un minuto dopo, primo cambio di Castori: esce Di Gaudio sostituito da Poli terzino destro, Letizia si alza ad esterno sinistro di centrocampo. Al 69′ un cambio per parte: Giunti inserisce il terzino destro Ventola per Malaccari, Franchini si alza interno dx di centrocampo. Castori sostituisce Comi con De Marchi. Il neo-entrato sfiora subito il gol con un tiro al volo.

Al 73′ Blanchard viene espulso e Castori riorganizza la squadra con modulo 4-3-1-1: Letizia arretra terzino destro, Poli si accentra, a centrocampo Sabbione è il mediano basso, Fedele si sposta sul centro-dx e Pasciuti si accentra interno sinistro.

Terzo cambio di Castori al 76′: Mbaye entra al posto di Pasciuti e si posiziona mediano basso, Fedele si alza interno sinistro. Nei primi minuti di superiorità numerica la Maceratese non riesce a sfruttare la situazione, l’aggressione è individuale e non di squadra così il Carpi controlla la partita. Dall’80’ però i padroni di casa abbassano il baricentro e gli ospiti creano alcune occasioni; all’86′ una giocata di Turchetta, momentaneamente spostatosi a destra, porta al 3-1 di Palmieri. Dopo il gol, Castori passa al 4-4-1: arretra Catellani a sinistra, sposta Sabbione esterno destro, in mezzo Mbaye centro-dx e Fedele centro-sn.

Terzo cambio all’88′ per Giunti, Bondioli per Gattari. La Maceratese attacca e sfiora il 3-2 con Marchetti che colpisce la traversa. Al quarto dei cinque minuti di recupero ancora Turchetta è decisivo andando a procurarsi un rigore che Quadri trasforma. E’ 3-2 ma non c’è più tempo: il Carpi, con qualche sofferenza nel finale, passa meritatamente il turno.    

carpi-maceratese

   

Sassuolo-Lucerna 3-0

Dopo l’1-1 dell’andata Sassuolo e Luzern si affrontano per la qualificazione ai Play Off di Europa League.

Mister Eusebio Di Francesco schiera il consueto 4-3-3

Consigli

Gazzola   Cannavaro   Acerbi   Peluso

Biondini    Magnanelli    Duncan

Berardi            Defrel         Sansone

Mister Markus Babbel dispone il Luzern con il modulo 4-4-2

Zibung

  1. Schneuwly RicardoCosta Puljic Lustenberger

Hyka        Kryeziu    Haas           Jantscher

M.Schneuwly   Neumayr

Il Luzern sceglie di contrastare la costruzione dal basso del Sassuolo a partire dal rinvio dal fondo del portiere, alzando a turno uno dei due centrocampisti centrali sul mediano basso avversario e tenendo le due punte sui due centrali difensivi: i neroverdi non forzano questa situazione come solitamente fanno e Consigli calcia lungo. Grazie alla loro maggior fisicità, gli svizzeri conquistano palla dal rinvio e mantengono gli avversari nella loro metà campo, procurandosi anche alcuni corner. Con palla al portiere, il Luzern rinuncia alla costruzione dal basso, la difesa accorcia a metacampo ed il portiere calcia lungo.

All’11’ Babbel è costretto ad un cambio per infortunio di Puljic, sostituito da Sarr centrale difensivo dx, con Ricardo Costa che si sposta centrale sn. Al 15′ Babbel inverte i due esterni di centrocampo Hyka e Jantscher.

La scelta aggressiva della squadra svizzera porta a liberare spazi tra la linea di difesa e di centrocampo, zona nella quale i due attaccanti esterni del Sassuolo vanno a prendere palla. Al 18′ Sassuolo in vantaggio con gol di Berardi rapido a sfruttare una corta respinta della difesa. La partita cambia poichè il Sassuolo decide di attendere la squadra avversaria, costretta ora a costruire ed in questa fase gli svizzeri manifestano grossi limiti nell’impostazione del gioco tanto che al 23′ Berardi potrebbe raddoppiare dopo aver rubato palla su un errore di palleggio. L’episodio decisivo della partita avviene al 38′ quando Berardi conquista un calcio di rigore ed il centrale Ricardo Costa viene espulso. Gol del 2-0! Il Luzern si sistema col 4-4-1: Kryezyu  retrocede in difesa al posto di Ricardo Costa e Neumayr si abbassa centrocampista centrale dx. Primo tempo che termina 2-0. Le squadre ritornano in campo senza modifiche ma la partita ora è in pieno controllo del Sassuolo che sfrutta la superiorità numerica per aggredire alto la squadra avversaria. il Luzern si rende pericoloso solo con un cross tagliato di Neumayr, il giocatore più qualitativo; il Sassuolo sfiora invece il terzo gol in più occasioni con Duncan e Defrel. Al 64′ cross di Duncan e Defrel di testa segna il 3-0 (ancora una volta azione partita da taglio centrale dell’attaccante esterno Berardi).

Al 72′ entrambi i mister fanno un doppio cambio. Di Francesco inserisce Sensi per Biondini e Politano per Berardi. Babbel toglie Neumayr sostituito da Arnold e Hyka il cui posto viene preso da Joao Oliveira. Dopo qualche minuto Joao Oliveira si sposterà a destra con Jantscher che ritorna nella posizione di partenza.

Ultimo cambio per il Sassuolo all’82’, Falcinelli al posto di Defrel.

La partita termina col risultato di 3-0, risultato giusto per il Sassuolo che soffre gli avversari solo ad inizio partita.

Sassuolo-VS-Luzern

La frase del giorno

Essere ottimista, come pure essere inclini alla speranza, significa nutrire forti aspettative che, in generale, gli eventi della vita volgeranno al meglio nonostante i fallimenti e le frustrazioni. Dal punto di vista dell’intelligenza emotiva, l’ottimismo è un atteggiamento che impedisce all’individuo di sprofondare nell’apatia o nella depressione e di scivolare nella disperazione di fronte a situazioni difficili. Come nel caso della speranza, che è sua stretta parente, l’ottimismo si rivela fonte di grandi vantaggi (purché, naturalmente, si tratti di un ottimismo realistico; un ottimismo troppo ingenuo può essere disastroso).

Daniel Goleman, INTELLIGENZA EMOTIVA, Rizzoli (ed.Italiana) 1996

Presunzione o Consapevolezza dei propri mezzi?

Paul Pogba, Corriere dello sport – Stadio, 10-06-2016

pogba

Un’analisi superficiale dell’intervista di Pogba porterebbe facilmente a pensare che siamo in presenza di un calciatore presuntuoso. Ma è realmente così? Il Mental Coach Moreno Marchesini dà a Genius Coach una chiave di lettura diversa, incentrata su principi di comunicazione ed allenamento mentale.

“Pogba sa chi vuole essere, ha una visione del giocatore che sarà e lo comunica in questa intervista, prima di tutto a sé stesso.  Avendo ben chiara dentro di sé questa immagine, il giocatore è in grado di mettere in atto tutte le strategie che servono per raggiungere quell’obiettivo. Ben diverso sarebbe stato se lui avesse detto di sentirsi già il numero uno, di ritenersi superiore agli altri. Non possiamo quindi parlare di presunzione; parliamo di alta autostima, non sentirsi inferiore a nessuno permette di lavorare ogni giorno per diventare il numero uno!

So chi sono, so chi voglio diventare e so cosa serve per arrivare ad esserlo. La presunzione è un’altra cosa.  Alta autostima, indispensabile a chiunque nel proprio mestiere, per arrivare a raggiungere il modello desiderato. Pogba punta a Pelè e a Maradona perché ha forte consapevolezza dei propri mezzi;  quanto di buono ha già realizzato lo rende sempre orgoglioso ma lui si propone di essere ancora più forte in futuro.

Pogba parla da leader, ha una mission in testa, un obiettivo chiaro e sa cosa serve per raggiungerlo: lavorare ancora più duro degli altri, dedicare tempo aggiuntivo all’allenamento, tentare la giocata più difficile sapendo che gli ostacoli, una volta superati, lo renderanno un calciatore più forte. Dichiarare quello che vogliamo è fondamentale, è il primo pilastro per costruire la nostra identità.”